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Poesie di Marco Salina

Il Monaco

E infine accadde.
Il vecchio monaco operò un sortilegio.
Studi rabbiosi insistenza ossessiva
tutto ciò divenne litania canto
si fece ritmo dapprima lento morbido
un procedere in discesa dolcemente;
poi improvvisi costoni di roccia
a strapiombo
scavata da migliaia e migliaia di piedi
una processione millenaria
serpe di fuoco
spirale di fiaccole
impronta indelebile nella roccia viva
nella viva carne dei miei ricordi.
Ruotando attorno un asse immaginario di infinite teologie
lo stigmatico derviscio m' incanto'.
Il suo Dio è morto e non si dà pace
non sa dove egli è sepolto.
Ritroviamo la sua tomba in un cimitero di campagna
nei pressi di un Borghetto medioevale
targa gialla secolo XII
cantina sociale abbandonata.
Cenci al secondo piano
stesi tra antiche pietre.
Mura tutt' intorno ad una corte senza età
nessun segno di vita
odore di vino e ronzio di insetti..
certe cose accadono sempre in estate alle Ore Tre.
L'epitaffio diroccato parla chiaro
non voglio essere redento dice
sotto una croce apposta da mano non pietosa ma arrogante
Forse ha rotto i voti per poter spezzare il pane e bere il vino
per troppo amore..
il Monaco ha crocifisso i suoi sogni
per donarmi un'utopia possibile
ossimoro sublime
m'ha lasciato preghiere bestemmiate
sgranate come un rosario
un ritmo che scava lento e scalda come un dolce
dolcissimo cancro che per amore tutto divori.
E a volte
quando è sera chiudo gli occhi
torno col ricordo al cimitero
rivedo la scritta
e a volte dico a volte
mi sembra di vedere
Giovenale mi perdoni,
femmine nude
pisciare sulle tombe degli dei.

Addio

Rammento la notte al capezzale
il morente non tremava
stringeva le lenzuola sfiorandone i nodi
come un rosario intriso di sudore.
Un giovane prete venne e disse
< pentiti figliolo solo Dio può perdonarti fratello > sibilo' il prete
E come pesava quella parentela!
Il prete se ne andò
ignaro di miracoli e d'amore
e il moribondo a gridargli appresso
di tutte le infinite notti di permutazioni dei nomi delle cose
le parole sono carne e sangue
sono ciò che sei, sei stato e che sarai;
gli urlava di donne chine su un Giordano
che scorre eterno da millenni
e sempre scorrerà per tutti
a riempire d'acqua paioli di rame
per lavare figli
col fango sulle scarpe
mentre poco discosto


con la stessa acqua
il Battista lava anime ai semafori;
un uomo se n'è andato
occhi profondi popolati di bestie e di dèi.
Il suo lascito è un dubbio rovente
un mare ghiacciato.
Ed io continuo la ricerca
il viaggio..
continua la discesa senza fine nella pietra occulta
a frugare nel mio corpo per trovare forse Iddio.
Un uomo se n'è andato quella notte
bruciato dal dubbio
dai fuochi di forno ove cuoceva pane salato per trarne preghiera dolce
Un uomo se n'è andato per sempre senza assoluzione
le prefiche intonano lamenti senza pietà
e Il giovane prete fugge sconvolto da lussuria.

Discesa

Scendo la scala a chiocciola di mia interiorità
e mi ritrovo in una cripta
tra argenti e bronzi d'armi
a filtrare è una luce irreale,
porpora, intimo sole
una luce così vera che il mondo fuori è grande falsità
una scrivania con luce fredda, mia coscienza,
e nel cono d'essa una scrittura sacra
che mano d'amante più che di chierico minio'
in secoli di Chiostri;
fuori a premere caldo,
il mio corpo oscuro e denso.
Nel crepuscolo mi perdo tra gli ori, i rossi, i blu;
in una polla di silenzio
il Tutto si smembra
come in un tormento da Sant'Uffizio
e l'Io rimane solo, a tenere i pezzi uniti
con fili sottili d'autocoscienza.


Ore tre

Nel miracolo dell'ordinario
mura zafferano e rosse tegole
la campagna priva d'uomo in lontananza;
tutt'intorno un porticato
con immancabile orologio
a segnare le Ore Tre..
ricordo da ragazzo quell'ora imbarazzante
in cui non sapevo cosa far di me
l'ora migliore per un'eclissi di senso
quando in campagna percepisci il silenzio
grazie alla cicala che impigrisce e tace all'improvviso
mentre il riverbero ti ubriaca..
oppure l'ora delle more,
rosse aspre e dolci in bocca,
come certi baci da cogliere con labbra incerte di fanciullo,
bocche scarlatte, ferite rapprese.

Al museo

Un acquerello
una radura bianca
cinta da pochi alberi isteriliti
color di ruggine
un mondo minerale
ma quella non è ruggine
sono bagliori
sotto la calma innevata cova una fornace
voglio entrare nel dipinto
e seguire le impronte asimmetriche d'un dio zoppo.
Poi voltarmi, affacciarmi alla cornice e far le facce
alla coppia molto elegante
molto perbene
proprio dietro a me
con i loro volti seri compunti
alla ricerca di un senso che li rassicuri;
sospettano qualcosa, son guardinghi
non sanno che il senso è proprio lì sotto la crosta
sotto i colori rassicuranti di una radura gelida e stecchita;
sono ricoperto di neve..
<se la scrolli di dosso> mi dicono, falsi e premurosi


<si prenderà un malanno>...
Non odono i colpi smorzati del Fabbro
che sordi vengon dal mio petto
non vedono il mistero del cuore che batte
come martello tra faville di sogni...
< è pazzo, è pazzo> mormorano..
ma io sono vivo..
e loro, loro non lo sanno.

Vecchio poeta

Alla gente fa paura
perché non ha le palpebre
bruciate assieme alle poesie
e piange sempre
collirio naturale di chi non vuol vedere
ma lui piange perché vede..
Vede oltre e parla solo
e si racconta
e raccontandosi muta gli eventi
trasmuta dolore in gioia, rabbia in dolcezza..
torna bambino.
Parlandosi si riscrive vita e copione
finalmente libero dalla linearità del tempo
riaccarezza sua madre
e la culla come una figlia
e dai suoi occhi sgranati senza palpebre
sgorgano rivoli d'acqua dolce tra ricordi crudi e amari.


Il pittore

Per trent'anni ha dipinto Madonne
ieratiche e distanti
dure ed irreali
...le più calde son quelle d'osteria
che bagnano dei loro sogni
il piatto a prezzo fisso;
quelle che sorridono
chine su di te
a redimerti con atto impuro
offrendoti Pane e Vino

Ti amo donna

Ti amo donna
le tue unghie scrostate
mentre china sulla terra fredda
raschi fino a sanguinare
alla ricerca di un seme da scaldare
Ti amo donna
mentre urli al cielo il diritto d'esser madre
tu che sola possiedi Pizia e Pitonessa
la profezia d'un figlio.

Il mistero del tempo 1

Rammenta e ricorda
quando il cosmo era intriso di psiche
tu che fosti bambino
dopo dissoluzione di tua carne e memoria
un soldatino rosso e blu
continuerà a battere sorridente il suo tamburo...


il mistero del tempo 2

E tu Pellegrino
che visiti cattedrali restaurate da mammona,
non dimenticare che in questi luoghi
Secoli di dolore si sono inginocchiati,
come ancor oggi
dinanzi ad una madre con bambino
su una panchina scrostata
tra latte e amore tra rifiuti e siringhe vuote.

il mistero del tempo 3

Me ne sto qui nel centro geometrico di una città ideale baricentro di una sospesa architettura antica di secoli
eppure così attuale
e finalmente poi la vedo
è stesa su un fianco con lo sguardo fisso
plastica e immobile
a trattenere una prospettiva solo sua
adagiata mollemente
sul gomito di marmo antico
non getta ombra lei
la Donna-Meridiana
colta da inconscio meriggio
segna l'ora di un altrove
rimango vicino a lei,
immobile Melanconia,
assediata da turisti annoiati e ingordi
d'un'arte per loro ormai morta e museale
lei, marmo vivo
fremente sotto le mie dita
in attesa da secoli
che l'Istante si compia.
Le mormoro che l'Istante è Crocifisso,
Che noi siamo immersi nell'Eterno
e nessuna foto di turista potrà immortalarci mai.

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